Archeologia
15/12/2015
Archeologia

Il complesso nuragico di Santa Barbara risalta tra i numerosi insediamenti distribuiti nella fascia di passaggio dal Campidano Maggiore alle prime propaggini dell'alto­piano basaltico di Paulilatino, tra le due vallate del Fiume Tirso e del Rio Cìspiri. Tra gli altri, possono essere facilmente visitati gli importanti complessi nuragici di San Gemiliano, Dominigu Porru e Zoppianu (Villanova Truschedu), Codas e Su Guzzu (Paulilatino), Nuraghe 'e Mesu (Zerfaliu), Pidighi, Muru Accas, Benas e Mura 'e Sorighes (Solarussa), Crabia, Santa Barbara, Martinzanu, Zinnuri, Mura 'e Prochilis, Mura 'e Figus e Urasa (Bauladu).
 
IL NURAGHE SANTA BARBARA
Il nuraghe Santa Barbara fu donato allo Stato agli inizi del XX secolo, ma la maggior parte del complesso archeologico è ancora di proprietà privata ed è pertanto sottoposto a vincolo di tutela. Mentre sono in corso le pratiche di acquisizione a favore del Comune di Villanova Truschedu, l'area di Santa Barbara è comunque destinata a costituire un parco pubblico di notevole interesse archeologico e naturalistico.
Il nuraghe sorge sulla sommità della collinetta omonima, alla quota di 70 metri sul mare. I primi scavi archeologici furono eseguiti intorno al 1915 da Antonio Taramelli; nel 1991-92 la Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano ha effettuato un accurato intervento di scavo e restauro; infine nel 2006 il Comune di Villanova Truschedu ha attivato un cantiere per agevolare l'accesso e per eseguire opere di sistemazione e valorizzazione.
 
È un nuraghe complesso, cioè composto da diverse strutture giustapposte: una torre principale troncoconica e un corpo aggiunto con spigoli laterali sporgenti ad angolo retto, che contiene un cortile scoperto e una torre secondaria. All'interno della torre principale e della torre secondaria si trovano due camere circolari coperte con volte a cupola, ancora quasi perfettamente conservate fino alla sommità.
Con quasi 7 metri di diametro alla base, la camera della torre principale è una delle più vaste dell'intera Sardegna; essa possiede anche due nicchie, più una terza posta al lato dell'andito d'ingresso. Invece la camera della torre secondaria è contornata da una serie di finestrini o "feritoie". Altri finestrini sono visibili sulle pareti laterali del cortile.
Nella torre principale si può osservare anche la scala, che dal lato sinistro dell'andito sale verso la sommità dove si trovava la camera superiore, oggi interamente crollata. Giunta al livello della volta della camera inferiore, la scala incontra una probabile nicchia e cambia direzione, tornando sopra l'andito d'ingresso; qui si raccorda con un piccolo vano di servizio e infine riprende l'ascesa verso l'alto.
Lo scavo del 1991-92 ha posto in luce nel cortile un'ampia cavità della piattaforma rocciosa, che è stata ricolmata nel 2006 per ragioni di sicurezza. Nello scavo sono stati rinvenuti frammenti di vasi risalenti a diverse epoche, tra cui una brocca nuragica interamente ricomposta che sembra indicare un utilizzo della cavità come cisterna.
 
L'INSEDIAMENTO NURAGICO, ROMANO E ALTOMEDIEVALE DI SANTA BARBARA
Come molti altri nuraghi della zona e di tutta la Sardegna, anche il nuraghe Santa Barbara non è isolato ma è circondato da un insediamento sorto in età nuragica e perdurato fino ad età altomedievale. Il nome stesso evoca l'esistenza di una chiesetta e quindi di un abitato ancora vivo in epoca bizantina o anche successiva.
L'insediamento nuragico è delimitato da una muraglia costruita con blocchi di grandi dimensioni, in massima parte occultata dal pietrame e dalla vegetazione ma ancora riconoscibile in alcuni tratti. In mancanza di dati di scavo specifici, si può ritenere che essa (come i muri di delimitazione del vicino abitato nuragico di Pidighi a Solarussa) sia stata costruita nelle ultime fasi di vita dell'abitato nuragico, in tempi caratterizzati da una pressante esigenza di sicurezza, quando l'insediamento aveva raggiunto l'estensione definitiva. La muraglia ha andamento pressappoco ovoidale e racchiude una superficie di circa 0,9 ettari col nuraghe in posizione quasi cen­trale; si calcola quindi che l'insediamento potesse ospitare circa 150 abitanti.
 
Dell'insediamento nuragico si riconosce distintamente solo un edificio circolare posto accanto al lato sud-occidentale del nuraghe accanto all'ingresso che conduce al cortile; nel 1991-92 il vano fu scavato all'interno fino al piano roccioso di base, senza liberare l'accesso e mettendo appena in evidenza il perimetro esterno. L'accumulo di pietrame e terra visibile nell'apertura dell'ingresso è una vera e propria sezione stratigrafica che mostra lo spessore degli strati di crollo, riempimento e livellamento formatisi nel corso delle varie fasi di occupazione e di abbandono dell'abitato.
Nello spazio racchiuso dalla muraglia si intravedono vari monconi di muri rettilinei e curvilinei, ma senza l'esecuzione di un corretto scavo archeologico non è possibile determinarne l'età. Come mostrano gli scavi eseguiti negli insediamenti di Santa Barbara di Bauladu e di Pidighi di Solarussa, l'abitato nuragico non era costituito da strutture unicellulari ma da vere e proprie case complesse provviste di vani con forme e funzioni differenziate, che si disponevano ordinatamente intorno a cortili scoperti e ad altre strutture di uso comune occupando tutto lo spazio delimitato dalla muraglia.
 
Accanto al lato sud-occidentale del nuraghe si notano anche alcuni ambienti quadrangolari costruiti con pietre di piccole dimensioni oppure con blocchi ricavati dalle strutture nuragiche alle quali si addossano o si sovrappongono: sono gli edifici dell'abitato romano e altomedievale, che a giudicare dai resti visibili in superficie doveva estendersi anche al di fuori della muraglia.
Alcuni reperti recuperati negli scavi del 1991-92 sono visibili nella sala espositiva realizzata dalla Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano all'interno del complesso del nuraghe Losa di Abbasanta.
 
Testi e fotografie di Alessandro Usai (Soprintendenza per i Beni Archeologici
delle province di Cagliari e Oristano) Planimetria di D. Ledda - G. Bacco

Studi archeologici di Vincenzo Santoni, Ginetto Bacco, Carlo Tronchetti
Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Cagliari e Oristano
Comune di Villanova Truschedu Il Complesso Nuragico di Santa Barbara di Villanova Truschedu
Villanova Truschedu